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UNA FAMIGLIA DIVERSA

Pubblicato venerdì 14 ottobre 2016 alle 14:06:56 - By Jorge Canifa Alves

"Fa una pernacchia per dar loro una risposta.
Dall'altra parte risponderà un terremoto.
Tu alza le spalle e sii felice."

 

 Pettegolezzi

 

Una famiglia diversa...

 

Vignetta  di Agim Sulay.

 


     Sono le ultime parole di quella pazza di mia nonna... stavamo giocando a scacchi, una sera d'agosto di qualche anno fa. Eravamo nella stanza dell'ospedale dove era ricoverata da alcuni giorni. Il lago, che si allungava sotto di noi, andava argentandosi silenziosamente. Mia nonna mosse il Cavallo e mi mise sotto scacco il Re, sorrise serenamente per qualche secondo, poi, si spense insieme al sole.
Guizzanico era un posto incantevole e piacevole da viverci, solo che era troppo stretta e chiusa per me, così all'alba della morte di quella pazza di mia nonna, insieme alla quale riuscivo a superare le difficoltà della vita con una risata, decisi che era giunto il tempo di lasciarsi le paure alle spalle e di partire per il mondo.


     Fu a Sal, un'isola sperduta nell'Atlantico, all'interno de  O Pirata che incontrai Elisa... una sera di dicembre di due anni dopo il mio esodo volontario da Guizzanico.
Quella sera non c'era musica, solo molti italiani che si erano dati appuntamento in quella discoteca per condividere insieme un momento di una tragedia che li aveva, che ci aveva, colpito al cuore una sera prima del mio arrivo sull'isola... il brutale assassinio di due giovani surfiste italiane, la Busato e la Saiani...


     Mi ricorda molto la tragedia del Circeo... ve la ricordate anche voi? Anche lì un gentile invito a trascorrere una serata insieme, fino ad arrivare al massacro passando attraverso l'inganno... anche lì si salvo una vittima, per puro caso, miracolo, furbizia o intelligenza di fingersi morta davanti ai carnefici... siamo uguali! Davanti alle tragedie difendiamo il nostro e prendiamo le armi, le pietre contro gli altri... tu quella sera al Circeo... beh! Che avresti fatto? Dubito che avresti istigato la folla alla giustizia privata, personale. La collera ti avrebbe morso il cuore ma avresti lasciato che la giustizia facesse il suo dovere. Qui, solo perché gli assassini non sono italiani vuoi montar su una gran baraonda?

 
     Il silenzio si era fatto spazio tra i presenti e si era andato a sedere davanti ad Elisa che attendeva una risposta dall'uomo a cui aveva rivolto la domanda. Questi abbassò lo sguardo e aggiunse:
   - Hai ragione. Lasciamo spazio alla giustizia locale!
     E la discussione tornò ad un livello civile di confronto ed Elisa non aveva aggiunto altro, ma era bastato quell'attimo a renderla eterna nei miei pensieri.


Quella sera i nostri occhi si incrociarono più volte ma una strana quanto recondita e inspiegabile paura tenne lontano le nostre anime, e ci concesse solo lo scambio di qualche timido sorriso.
     Il vento cambiò il giorno dopo. Ci incontrammo sullo stesso yass in direzione Pedra de Lume per i bagni di sale. E in quello spazio stretto e pieno di odori di vite vissute intensamente fu inevitabile il contatto linguistico. Lei sorrideva sempre emanando un'energia solare e una sensualità tale che mai avevo visto in vita mia e che mi catturava, faceva vibrare tutti i miei sensi e proiettava il mio cuore oltre il mio corpo.


 Se tra di noi non ci fosse stato un altro passeggero, credo che, le sarei saltata addosso.
Il giorno trascorse veloce insieme a noi dando, comunque, alle nostre anime, il tempo di incrociarsi contro ogni possibile paura.
Fu lei a muovere il cavaliere e a mettermi sottoscacco:
   - ti va, ¬- mi disse poco prima di riprendere lo yass per il ritorno, - di venire con me a fare snorkeling, domani? E poi il tempo è breve, troppo breve, in questo mondo per permetterci il lusso di limitare le nostre emozioni... noi lo sappiamo che c'è qualcosa, tra di noi!


     Se il giorno era stato meraviglioso, la notte fu indimenticabile, piena di stelle e fuochi d'artificio. L'acqua, il sole, il sale, la sabbia, la chimica, la magia nell'aria crearono, tra noi, un cocktail di passione e di eros che i miei sensi stanno ancora assaporando del momento primo a distanza di sette anni.


     Ora, viviamo insieme a Valencia: io, Elisa e la nostra piccola Claudia nata in quell'isola tanto preziosa per noi due. Valencia... beh, è una città piccola ma con le braccia protese verso il mondo e verso noi tre.
Abbiamo provato a trasferirci a Guizzanico, ma è stata una delusione totale. La gente ci guardava come fossimo alieni prima di girarsi e spettegolare con fastidiose risatine. All'inizio abbiamo resistito, Claudia era troppo piccola per dar peso e senso a stupidi preconcetti dipinti da gesti, frasi, risatine e commenti fuori luogo... ma un giorno, a ciel sereno, mi fulminò con questa domanda:
   - Perché, quando usciamo insieme, tutti ci guardano e sembrano avere paura di noi? E' perché sono nera?


     Abbiamo messo insieme i nostri risparmi e, il mese dopo l'espisodio, Valencia era la nostra nuova casa.
Io ed Elisa avremmo fatto volentieri una bella pernacchia ai fatti beceri di Guizzanico, alle malelingue della gente non abituata ai cambiamenti, alle novità, al diverso... una Pernacchia come mi aveva insegnato mia nonna... anche a costo di provocare terremoti nella società! Io ed Elisa avremmo fatto una bella pernacchia anche al sindaco e al vescovo... certo, noi eravamo felici così e non avevamo bisogno del loro placet ma, per amore di Claudia, invece di alzare le spalle e fare una bella pernacchia abbiamo preferito alzare il dito medio e salutare quel paese bigotto e incapace di concepire l'idea di una famiglia composta da una bellissima bimba mulatta e da due amorevoli madri: io ed Elisa.


Jorge Canifa Alves.

 

 

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