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L’abolizione del Senato e la minaccia di Matteo Renzi

Pubblicato martedì 01 aprile 2014 alle 19:39:52 - By Romano Garofalo

 

 

Vignetta di Mario Airaghi

 

Come sappiamo, il tentativo del Premier Matteo Renzi di abolire il Senato della Repubblica, incontra più di un ostacolo. Molti senatori, con alla testa il presidente Pietro Grasso, resistono tenacemente incollati alla loro amata poltrona e non vogliono sapere ragioni di sorta. Peraltro, come da più parti si dice, è arduo invitare il tacchino , come ospite d’onore, al giorno del Ringraziamento.


Matteo Renzi non ha esitato a fare ricorso a precedenti storici, come l’imperatore romano Commodo che scese nell’arena gladiatoria, sgozzò con le sue mani uno struzzo e ne mostrò la testa, minaccioso, ai senatori di Roma, seduti in tribuna.


Renzi, non avendo a disposizione uno struzzo, sembra si sia limitato a mostrare ai senatori recalcitranti un papero, giocando sulla presenza del presidente Obama certamente sensibile alle sorti dei personaggi Disney, e sempre con un tono altrettanto minaccioso, ma non ha avuto l’esito sperato.


- Alcuni senatori, pur convinti animalisti, si sono convertiti come San Paolo sulla via di Damasco, accettando di buon grado il sacrificio del papero in nome dell’interesse superiore dello stato.


- Altri, che animalisti non erano, ma “buone forchette”, hanno subito pensato di allestire un sontuoso banchetto per una gustosa cena a base di papero.


- Altri, infine, hanno lanciato l’idea di istituire, a nome del Senato riconoscente, la “Giornata del sacrificio del papero”.


Come si vede, la minaccia renziana non ha sortito esito alcuno, ed anche l’idea del consigliori del Premier che aveva ipotizzato di sostituire la testa del papero con la testa di un senatore, del tipo “ne sacrifico uno per educarne cento”, è stata immediatamente scartata perché giudicata incostituzionale. Si è anche passati a promettere ai senatori defenestrati di lavorare ad altro prestigioso incarico, ma è stato il termine “lavorare” che non ha trovato grandi consensi.


Siamo quindi allo stallo. Chi vincerà l’ardua disputa, difficile a dirsi: speriamo che almeno a perdere non sia “il solito Pantalone”. (r.g.)

 

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